È online da pochi giorni una nuova mostra virtuale che intreccia ricerca d’eccellenza, storia della scienza e tecnologie digitali. Ospitata sul sito del Museo Galileo di Firenze e curata da Tommaso De Robertis, Marie Curie Fellow presso l’Università di Macerata, l’esposizione offre al pubblico un viaggio nelle origini delle moderne concezioni di spazio e vuoto.

Il Museo Galileo rappresenta una delle istituzioni più autorevoli a livello internazionale nel campo della storia della scienza. Situato nel cuore di Firenze, custodisce strumenti scientifici originali – tra cui quelli appartenuti a Galileo Galilei – e promuove attività di ricerca e divulgazione che mirano a rendere il sapere scientifico accessibile a un pubblico sempre più ampio.

La mostra nasce nell’ambito del progetto europeo JOPHIL (“Re-orienting the foundations of ‘new science’: John Philoponus and the modern theories of space and void (1520–1604)”) e si concentra su una figura poco nota ma cruciale: Giovanni Filopono, filosofo e scienziato vissuto tra V e VI secolo nelle regioni dell’attuale Egitto. Le sue idee, riscoperte e tradotte durante il Rinascimento, contribuirono a mettere in discussione la visione aristotelica dello spazio, aprendo la strada alle teorie moderne.

Come spiega De Robertis, «oggi consideriamo naturale pensare lo spazio in tre dimensioni – altezza, larghezza e profondità. Eppure, per secoli ha dominato la concezione aristotelica, che non contemplava la profondità come dimensione autonoma. Filopono fu tra i primi a criticare questo modello, ponendo le basi per una nuova riflessione sullo spazio».

L’esposizione ripercorre il processo di riscoperta delle opere di Filopono e ne illustra l’impatto sugli studiosi europei tra XVI e XVII secolo, nel contesto della nascita della “nuova scienza”. Attraverso una piattaforma digitale accessibile in italiano e in inglese, i visitatori possono esplorare manoscritti illustrati e volumi rari, normalmente non disponibili al pubblico.

Oltre al valore storico, la mostra propone una rilettura delle narrazioni tradizionali sulla scienza moderna, mettendo in luce il contributo di pensatori non europei e la dimensione interculturale dei processi scientifici.

Tommaso De Robertis

«Questa iniziativa – sottolinea De Robertis – dimostra come sia possibile coniugare rigore scientifico e accessibilità. Il formato digitale consente di raggiungere pubblici diversi, offrendo un’esperienza inclusiva e sostenibile nel tempo, e rafforzando il dialogo tra ricerca e società».

La mostra è disponibile online sul sito del Museo Galileo e resterà accessibile fino a marzo 2030, confermando il ruolo delle piattaforme digitali come strumenti sempre più centrali per la divulgazione scientifica.