In un’epoca in cui le sfide educative si moltiplicano e le risposte tradizionali sembrano non bastare più, il pensiero del rivoluzionario pedagogista rimane un faro per chi vuole costruire una scuola che non sia solo un luogo di apprendimento, ma anche di crescita, emancipazione e partecipazione.
Dall’incontro di professionalità diverse, nasce un libro che affonda le sue radici nei festeggiamenti del centenario della nascita di Lodi, avvenuto nel 2022: Mario Lodi: Maestro, intellettuale, scrittore, a cura di Lorenzo Cantatore, Juri Meda, Francesco Tonucci. Il libro è stato inserito nella collana Grandi Maestri del Corriere della Sera, a testimonianza del valore duraturo della sua figura. Il volume raccoglie una serie di riflessioni e contributi di esperti provenienti da diversi ambiti disciplinari, tra cui pedagogia, storia dell’editoria e storia del pensiero politico.

L’idea alla base di questo lavoro collettivo è stata quella di esplorare la complessità di Mario Lodi, una personalità dalle molteplici sfaccettature: non solo un educatore, ma anche un intellettuale che ha avuto un impatto significativo sulla politica, sull’editoria per l’infanzia e sulla raccolta di tradizioni popolari nella sua terra d’origine, Cremona. La sua opera ha avuto una dimensione che travalica i confini della scuola, coinvolgendo tutta la società in un processo di educazione e di crescita culturale.
Un maestro “riluttante”
«Ho definito Mario Lodi come il “maestro riluttante”» dice Juri Meda, docente di Storia dell’educazione e della Letteratura per l’infanzia. «E’ una cosa che colpisce e piace sempre molto agli studenti UniMc che si trovano a formarsi per diventare maestre e maestri, ma sono carichi emotivamente di una serie di dubbi sull’incapacità di svolgere al meglio quel ruolo così delicato. Studiare la figura di un maestro, che entra in grande crisi nel momento in cui intraprende il mestiere più bello del mondo, ma anche il più difficile, dà loro un grande senso di sicurezza».

Il maestro riluttante di Lodi si differenzia nettamente da un’idea di educatore autoritario o dogmatico. Egli non si considera un individuo che trasmette solo sapere, ma piuttosto una guida che facilita il processo di apprendimento. In questo senso, Lodi ha prefigurato una didattica che oggi risulta più che mai attuale: il bambino come protagonista del proprio apprendimento, e l’insegnante come “facilitatore” nel processo di apprendimento.
La scuola come luogo di emancipazione
Un altro tema centrale nel pensiero di Mario Lodi è il ruolo della scuola come strumento di emancipazione. Lodi ha sempre sostenuto che l’educazione non dovesse limitarsi a una trasmissione di contenuti, ma dovesse essere un processo che conduce il bambino a diventare un essere umano indipendente e consapevole. In questo, la scuola non è solo un’istituzione, ma un ambiente all’interno del quale il bambino può crescere, sperimentare, e soprattutto apprendere non solo dai libri, ma anche dalla vita quotidiana.
Il suo pensiero pedagogico si fonda su una visione della scuola come spazio che si collega alla comunità e al mondo esterno, dove anche i genitori e la società diventano attori fondamentali nel processo educativo. Lodi considera il bambino come un soggetto attivo e non passivo nel suo percorso di crescita, capace di apprendere dal mondo che lo circonda, fuori e dentro l’aula.

Un messaggio di continuità e di riflessione
La figura di Mario Lodi resta oggi attuale per due ragioni fondamentali. La prima riguarda la sua capacità di porre al centro della didattica il bambino, non come un soggetto da plasmare, ma come un individuo che, grazie alla guida del maestro, può sviluppare le proprie potenzialità in un contesto educativo stimolante e partecipato. La seconda è la sua visione della scuola come luogo in cui la comunità, la famiglia e il contesto sociale hanno un ruolo attivo nell’educazione.
In questo senso, le sue idee si pongono come risposta a molte delle sfide educative contemporanee, dove la centralità del bambino e l’inclusione della comunità nell’educazione sono temi di grande rilevanza.
Lodi non desiderava essere visto come un modello irripetibile, ma come una persona che ha lasciato un segno, una traccia per chi vuole continuare su quella strada.
“Non santificatemi,” diceva, “perché questo vorrebbe dire rendere la mia esperienza qualcosa di inarrivabile. Io ho lasciato un segno, per chi vuole proseguire”.
Questo messaggio di continuità è forse uno degli aspetti più belli e duraturi del pensiero di Lodi: un maestro che, con umiltà, ha saputo trasmettere l’importanza di una pedagogia che è sempre in divenire, aperta alla sperimentazione e all’ascolto.