L’Italia sta invecchiando, ma l’invecchiamento non è solo una sfida: può diventare un’opportunità. Oggi gli anziani – e in particolare i nonni – sono più longevi, più attivi e sempre più centrali nella vita delle famiglie. Ripensare il loro ruolo significa interrogarsi su nuove forme di benessere, solidarietà e sviluppo sociale.
Nel cuore del progetto nazionale Ecosistemi dell’Innovazione, che unisce le forze di Marche, Umbria e Abruzzo per affrontare le grandi sfide della contemporaneità, si fa strada una nuova visione dell’invecchiamento.
Coordinato dall’hub de L’Aquila e articolato in diversi “spoke”, ossia filoni e gruppi di ricerca – tra cui Macerata con il suo Spoke 7 – il progetto Safina si dedica allo studio delle fragilità, non come semplici vulnerabilità da assistere, ma come ambiti su cui costruire valore. In questo contesto, Elisabetta Michetti e Raffaella Coppier, docenti del Dipartimento di Economia e Diritto dell’Università di Macerata, affrontano una domanda cruciale: e se gli anziani non fossero un costo, ma una risorsa?

La rivoluzione silenziosa dei nonni
La longevità è una conquista. L’Italia – e con essa gran parte del mondo – sta invecchiando. Ma a fronte di questa trasformazione demografica, c’è un dato spesso trascurato: gli anziani oggi sono più in salute, più attivi e più coinvolti nella vita familiare. È proprio questo il punto di partenza della ricerca condotta nell’ambito del Pacchetto di lavoro 4 (WP4) del progetto Safina. La domanda guida è tanto semplice quanto innovativa: in che misura i nonni apportano esternalità positive – economiche e sociali – all’interno del nucleo familiare e, più in generale, al sistema Paese? Per rispondere, Michetti e Coppier mettono in campo modelli matematici sofisticati, noti come modelli a generazioni sovrapposte (OLG – Overlapping Generations Models), che considerano tre generazioni conviventi: bambini, adulti e anziani. Questi strumenti, tipici della matematica applicata all’economia, consentono studiare l’evoluzione dinamica del sistema di scelte intergenerazionali e di valutare come esse influenzino la crescita del capitale umano ed economico.
La ricerca si articola in tre filoni principali, che analizzano diverse modalità di impiego del tempo libero degli anziani.
- I nonni come educatori. Il primo modello si concentra sull’apporto dei nonni all’istruzione dei nipoti. Qui si evidenzia un compromesso tra qualità e quantità dei figli. Quando i nonni supportano l’educazione, i genitori possono destinare più risorse ad aumentare il numero dei figli, con ricadute positive sulla natalità. In termini economici, i nonni contribuiscono direttamente all’accumulazione del capitale umano.
- I nonni come caregiver. Nel secondo filone, i nonni dedicano parte del loro tempo alla cura dei nipoti. Questo consente agli adulti di liberare tempo e risorse, favorendo così la possibilità di avere più figli o di investire maggiormente nella loro educazione. Anche in questo caso, la presenza attiva degli anziani genera benefici indiretti ma rilevanti per la crescita economica.
- I nonni come lavoratori. Il terzo modello esplora l’ipotesi che gli anziani decidano di restare parzialmente attivi nel mondo del lavoro. Pur con una produttività inferiore rispetto agli adulti, questa scelta amplia l’offerta complessiva di lavoro. I dati indicano che la decisione di continuare a lavorare in età avanzata è influenzata dall’andamento dei salari più che dallo sviluppo economico in sé. In contesti ad alta crescita salariale, i nonni lavorano di più, anche continuando a prestare cura ai nipoti.
In tutti i casi, emerge una evidenza chiara: l’anziano è un attore economico e sociale, non un soggetto passivo da assistere.

Matematica, dati e politiche
Ciò che rende innovativo il lavoro delle professoresse Michetti e Coppier è l’utilizzo della matematica come linguaggio per descrivere l’economia dell’umano. Si passerà alla validazione dei modelli teorici attraverso l’impiego di dati reali raccolti su un campione di circa 500 anziani nelle regioni Marche, Umbria e Abruzzo. Lo studio analizza preferenze, comportamenti di consumo e risparmio, nonché l’impiego del tempo libero. L’obiettivo? Verificare se le simulazioni modellistiche trovano riscontro nella realtà. Se confermati, i risultati potranno orientare le politiche pubbliche in materia di natalità, welfare, lavoro e formazione.
Una visione umanistica dell’economia
Nel panorama del progetto Ecosistemi, dominato dalle discipline STEM, l’Università di Macerata porta una prospettiva complementare ma cruciale: quella delle scienze umane e sociali. Portando nel progetto lo studio dell’umano, in un mondo che cambia rapidamente, rimetterlo al centro – anche con gli strumenti dell’economia matematica – è forse la vera sfida dell’innovazione.
Mentre le grandi trasformazioni demografiche pongono interrogativi globali, la ricerca di UniMC apre spiragli di risposta: riconoscere, valorizzare e integrare il ruolo attivo degli anziani non è solo una questione sociale, ma un’opportunità concreta per costruire un futuro più coeso, sostenibile e generativo.
Foto di copertina Image by freepik
