Dai sistemi complessi alle città, fino alle imprese colpite dal Covid: una ricerca dell’Università di Macerata analizza cosa rende un’economia capace di resistere agli shock.

Perché alcuni territori, imprese e sistemi economici riescono a reggere l’urto delle crisi, mentre altri collassano? È questa la domanda chiave che guida la ricerca di Federico Ninivaggi, economista dell’Università di Macerata, avviata durante il dottorato sotto la supervisione della professoressa Eleonora Cutrini e oggi al centro di una linea scientifica che intreccia teoria economica, dati e politiche pubbliche.

La parola chiave è resilienza. Un concetto sempre più utilizzato nel dibattito pubblico, ma che qui viene analizzato in profondità, superando le semplificazioni e mettendo in dialogo economia, geografia, scienza dei dati e teoria dei sistemi complessi. Il progetto si articola su tre filoni di ricerca principali, tutti interconnessi, ma ciascuno con una lente diversa.

Resilienza come sistema: il contributo teorico

Il primo filone di ricerca si muove sul terreno della teoria dei sistemi complessi. In uno degli articoli più teorici, Ninivaggi propone un framework fondato sull’idea di complessità organizzata, ridondanza e connettività. Il risultato è un modello capace di descrivere come un sistema possa diventare fragile non solo per carenza di legami interni, ma anche per un loro eccesso. E’ un equilibrio instabile, quello tra efficienza e resistenza, che diventa centrale per la progettazione di politiche pubbliche capaci di affrontare shock improvvisi.

Il benessere territoriale e urbano

Il secondo filone porta la resilienza sul territorio. Attraverso strumenti di geodata analysis e machine learning, la ricerca analizza il benessere urbano e territoriale utilizzando dati open di OpenStreetMap.

In uno studio pionieristico, i ricercatori sfruttano i dati open di OpenStreetMap (OSM) per mappare la resilienza urbana in Italia. Emergono correlazioni sorprendenti: la densità di certi punti di interesse – come le piattaforme di scommesse (bookmaker) può segnalare la vulnerabilità socioeconomica di un’area. E ancora: applicando la lente della 15-Minute City ad Ancona, emergono profonde disuguaglianze nell’accesso ai servizi essenziali, con i quartieri periferici che restano ai margini di un benessere spazialmente diseguale.

Imprese e pandemia: chi ha retto e perché

Il terzo filone guarda alle imprese e agli effetti della crisi pandemica. L’impatto del Covid-19, mostrano i dati, non è stato affatto uniforme. Le micro-imprese, quelle più indebitate e meno produttive, sono risultate le più vulnerabili. Ma lo studio va oltre: il successo o il fallimento non dipendono solo da fattori interni, bensì dalla qualità dell’ecosistema locale e delle reti in cui l’impresa è inserita. La presenza digitale, la solidità finanziaria e l’appartenenza a network o distretti si rivelano determinanti per la sopravvivenza. Un nuovo studio, attualmente in fase di sviluppo, analizzerà i fattori predittivi del successo, distinguendo chi si è limitato a resistere da chi è riuscito addirittura a crescere in fatturato e occupazione.

Questi filoni di ricerca si sviluppano anche grazie al supporto di progetti di rilievo nazionale, in particolare il progetto SAFINA Vitality, finanziato nell’ambito del PNRR (linea Ecosistemi della Ricerca), e il progetto PRIN 2022 “TEC – Tax Evasion and Corruption”, focalizzato su modelli teorici e studi empirici per il caso italiano.

Una ricerca che non si ferma

Se c’è una costante in questo percorso è la volontà di andare oltre: connettere concetti astratti e dati concreti, tracciare legami tra architetture teoriche e territori vissuti. Il prossimo lavoro di Ninivaggi e Cutrini allargherà ulteriormente il modello teorico, integrando la relazione tra resilienza, complessità di prodotto e forma di mercato. Un passo in avanti verso una comprensione più profonda di come le strutture economiche possano essere progettate per affrontare – e non solo subire – l’incertezza.

Un cantiere interdisciplinare per il futuro delle politiche pubbliche

Nel loro insieme, questi studi raccontano qualcosa di più di una linea di ricerca accademica. Raccontano un approccio, un metodo e soprattutto una visione: quella di una scienza sociale che non si limita a spiegare il mondo, ma si sforza di renderlo più equo, sostenibile e capace di resistere ai colpi del futuro.

In un’epoca in cui le crisi sembrano rincorrersi – dalla pandemia alla crisi climatica – la resilienza non è solo un tema di ricerca. È una sfida collettiva. E in questo, l’Università di Macerata è in prima linea.

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