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Un training prosodico per migliorare la comprensione orale del tedesco, ma con potenzialità per l’apprendimento di tutte le seconde lingue: il progetto della prof.ssa Miriam Morf dimostra risultati significativi
Quando ascoltiamo qualcuno parlare nella nostra lingua madre, il nostro cervello compie un’operazione straordinaria: decodifica e comprende simultaneamente, quasi per magia. Ma cosa succede quando ci confrontiamo con una lingua straniera? La prof.ssa Miriam Morf, docente di lingua e traduzione tedesca al Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Macerata, ha dedicato la sua ricerca a questa sfida, sviluppando un metodo innovativo per “tarare” l’orecchio degli studenti italofoni sulla lingua tedesca.
L’orecchio che pensa
“Con orecchio interno intendo non solo l’apparato uditivo fisiologicamente detto, ma proprio il processo mentale che crea, che trasforma quello che è il suono, le onde sonore in unità di senso”, ci spiega la docente ai microfoni della 17esima puntata di Social@b. Il progetto nasce da un’esigenza concreta dell’insegnamento: come aiutare gli studenti a decodificare il parlato autentico in una lingua straniera?
“Il problema”, chiarisce la docente, “risiede nella complessità del processo di ascolto. Nella lingua madre eseguiamo due operazioni contemporaneamente e in modo inconscio: quella ‘dal basso verso l’alto’ (bottom-up), che parte dalle conoscenze fonologiche per costruire mattoncino dopo mattoncino il significato; e quella ‘dall’alto verso il basso’ (top-down), che utilizza le nostre conoscenze enciclopediche per ricavare le parole dal flusso del discorso. Nella lingua straniera, invece, questo processo diventa conscio e molto più faticoso”.
Il training prosodico: piccoli passi per grandi risultati
La soluzione proposta dalla prof.ssa Morf, che nella sua ricerca si è concentrata sul caso specifico della lingua tedesca, si concentra sulla prosodia, ovvero su quegli aspetti che riguardano l’intonazione, il ritmo e l’accentazione. Per questo motivo, ha sviluppato un training prosodico fatto di “piccoli esercizi di micro-ascolto, focalizzati sulla forma, con l’obiettivo, a lungo andare, di automatizzare la decodifica della lingua”.

La metodologia è stata costruita scientificamente: prima sono state identificate le difficoltà ricorrenti attraverso test di trascrizione, poi è stato selezionato materiale autentico per preparare esercizi su misura. “In particolare”, sottolinea Morf, “la gran parte degli errori avvengono sul ritmo e sull’accentazione sia di parola sia di frase, e anche nella percezione delle pause, perché il tedesco dà l’impressione di un flusso sonoro continuo, quindi è difficile da segmentare bene”.
Risultati concreti e prospettive future
L’efficacia del metodo è stata verificata sperimentalmente con un gruppo di controllo. “Coloro che hanno svolto il training hanno avuto risultati molto migliori nel breve termine”, conferma la prof.ssa. “Poi ho fatto una seconda misurazione nel lungo termine e qualcosa si è perso, ma questo prova che il metodo funziona e che abbiamo margini di miglioramento”.
Positiva anche l’accoglienza da parte degli studenti di questo nuovo approccio, anche grazie alla scelta di audio su temi a loro congeniali, capaci, prima ancora di essere didatticamente efficaci, di attirare l’attenzione, facilitando così la concentrazione.
Data la natura polimorfa del tedesco (come di molte altre lingue), per cui si assiste a diverse varianti linguistiche a seconda della località in cui ci si trova, il progetto mira anche ad estendere la sua efficacia sulle varietà non standard del tedesco, ma altrettanto utilizzate in paesi come Svizzera o Austria. L’idea di includere negli esercizi anche questi aspetti dialettali è, secondo Morf, particolarmente utile nella professione dell’interprete, che si deve interfacciare con numerose varianti locali, spesso delicate dal punto di vista del significato. Ciò delinea una trasferibilità del metodo, il quale è “certamente applicabile ad altre lingue, tanto che colleghi di scuola secondaria hanno già adattato gli esercizi ad altre lingue straniere e alle esigenze delle loro classi”.